venerdì 11 settembre 2009

Aikido a Caltanissetta

L'Aiki Dojo Caltanissetta continua a ricevere gratificazioni e riconoscimenti per il suo lavoro e per la professionalita' da parte del Maestro Torregrossa Alfonso sullo studio dell'Aikido , ringraziamo tutti coloro i quali scendono dal Nord Italia per provare e toccare con mano l'Aikido della Scuola di Caltanissetta ....grazie a tutti voi il nostro centro in pochi anni è diventato un punto di riferimento per tanti Aikidoka .

lunedì 7 settembre 2009

合気道順風会 合気会足立支部

合気道が生まれた話を知っていますか
今では色々な道を司る武術がありますが 以前は徒手無手でやる武術を柔と記していました 明治の刻 柔の襟や袖を持っての投げ抑え技を中心に 競技ができるようにしたのが柔道とされ 琉球と他国から伝わったとされている 突きや蹴りなどの当身を主にした柔が空手道となりました 
記した柔の他には 競技には表せない素晴らしい技が大変多くあり その柔を開祖植芝盛平翁が 日本伝統の武術の奥義を究め さらに厳しい精神的修行を経て 発展させた武道を合気道と記されたのです
そのためか合気道には試合がありません しかし理由はそれだけではありません 合気道そのものがスポーツ化することを望まないからです スポーツではなく武道なのだという意のためです だから勝ち負けのための稽古はしていません 
自己の練磨 自分を磨き練るために稽古をしています
また競いがないと言っても合気道は弱いわけではありません
合気道には数多くの技があり 武道の中でも多種多技といえるでしょうし 合気道には当身や投げ抑え技に加え 剣や杖 短刀などの多くの稽古があります
日本元来の武道を貫き 武士にも通じる道をも絶やさずに 生かし続けてる意もここにあります
礼を重んじ 人とぶつかっても争わない事や 本当に強いという事の意味を学ぶことができる武道 これが合気道です

足立区合気道順風会



平成21年度 東京都合気道連盟演武大会のお知らせ
東京都合気道連盟主催の東京都合気道演武大会が開催されます。
合気道順風会も参加し、他道場の方々と共に演武を行います。


【 期日 】  10月25日(日曜)
        午前11時受付開始 12時会場

【 場所 】  東京武道館 大武道場

【アクセス】  東京メトロ千代田線「綾瀬」駅東口下車徒歩5分
        (東綾瀬公園内をお通りください。)

第47回全日本合気道演武大会のお知らせ

venerdì 4 settembre 2009

Aikido - Caltanissetta

Il guerriero della luce si concentra sui piccoli miracoli della vita quotidiana. Se sa vedere ciò che è bello, è perchè ha la bellezza dentro di sè, giacchè il mondo è uno specchio che rimanda a ogni uomo il riflesso del suo viso. Pur conoscendo i propri difetti e limiti, il guerriero fa il possibile per mantenere il buon umore nei momenti di crisi. In fin dei conti, il mondo sta facendo ogni sforzo per aiutarlo, quantunque tutto ciò che lo circonda sembra affermare il contrario..
L'Arte della Pace comincia da te. Lavora su te stesso e sul tuo compito assegnato nell'Arte della Pace. Ognuno di noi ha uno spirito che può essere purificato, un corpo che può essere allenato in qualche modo, un percorso adeguato da seguire. Sei qui per nessun altro scopo se non per quello di realizzare la tua divinità interiore e manifestare la tua innata illuminazione. Nutri pace nella tua vita e in seguito applica I'Arte a tutto quello che incontri.
Non c'è bisogno di edifici, soldi, potere o stato sociale per praticare l'Arte della Pace. Il cielo è proprio dove ti trovi, e quello è il posto per allenarsi.
Tutte le cose, materiali e spirituali, hanno origine da un'unica fonte e sono in relazione come se fossero una famiglia. Il passato, il presente e il futuro sono tutti contenuti nell'energia vitale. L'universo è apparso e si è sviluppato da un'unica fonte, e noi ci siamo evoluti attraverso il processo ottimale di unificazione e armonizzazione.
L’Arte della Pace è medicina per un mondo malato. Esistono il male e ii disordine nel mondo perché la gente ha dimenticato che tutto deriva da un'unica fonte. Ritorna a quella fonte e lasciati dietro tutti i pensieri egoistici, i desideri trascurabili e la rabbia. Coloro che non sono posseduti da niente possiedono tutto.

mercoledì 2 settembre 2009

APERTURA CORSI DI AIKIDO CALTANISSETTA



INFO cell 380 3101373

PER IL NUOVO ANNO SPORTIVO TUTTI I NUOVI SOCI PER ACCEDERE AI CORSI DI AIKIDO DOVRANNO SOSTENERE UN ESAME DI AMMISSIONE .

L'esame di ammissione permetterà di valutare le attitudini tecniche dei candidati in rapporto allo studio richiesto.








venerdì 28 agosto 2009

Sato Sensei

Capo Istruttore Aikido World Alliance - M. Sato, Rokudan Aikikai, Istruttore a tempo pieno di Aikido e l'ex capo istruttore per l'Aikido Association of America & Aikido Association International e dojo Tenshinkan, dojo sede per l'AAA.
Sato ha iniziato la sua pratica dell'Aikido nel 1977 sotto Toyoda Shihan, prima come membro del Ki Aikido Society, poi come membro del AAA & AAI. Sato ha iniziato la sua pratica dell'Aikido nel 1977 sotto Toyoda Shihan, prima come membro del Ki Aikido Society, poi come membro del AAA & AAI. Durante il suo mandato come Capo Istruttore per la AAA e AAI ha viaggiato molto in tutta Europa e negli Stati Uniti passando per gli insegnamenti metodologia di Aikido Toyoda Shihan's. Durante Il suo mandato come Capo Istruttore per la AAA e AAI ha viaggiato molto in tutta Europa e Negli Stati Uniti passando per gli insegnamenti metodologia di Aikido Toyoda Shihan's.

giovedì 27 agosto 2009

Hitohiro Saito Sensei

斎藤 仁弘, Hitohiro Saito Nasce nel 1957 ad Iwama, nella Prefettura di Ibaraki in Giappone. Vive per dodici anni fianco a fianco con Morihei Ueshiba, il fondatore dell'Aikido da cui inizierà a prendere lezioni all'età di 7 anni. Alla morte del fondatore, continua la pratica della via della pace sotto la guida attenta di suo padre Morihiro Saito, l'allievo più fedele e devoto di O'Sensei (così era soprannominato Morihei Ueshiba), dal quale apprendera l'Aikido tradizionale del fondatore. Alla morte del padre subentra come successore della scuola Iwama Ryu diventandone il sokè (宗家), cioè il caposcuola, ed eredita inoltre i titoli di dojo cho (responsabile del dojo) dell'Ibaraki Dojo, il dojo del fondatore, e di custode dell'Aiki Jinjia, il tempio dell'Aikido. Verrà subito esurpato degli ultimi due titoli di cui sopra dalla famiglia Ueshiba, e si rendera indipendente fondando l'associazione che prende il nome di Iwama Shin Shin Aiki Shurenkai. Attualmente continua ad insegnare regolarmente presso il proprio dojo, il Tanrenkan Dojo, ed a tenere seminari in tutto il mondo.
Suo referente in Italia è il Maestro Alessandro Tittarelli

mercoledì 26 agosto 2009

Tamura Nobuyoshi Sensei

Nobuyoshi Tamura (田村 信義)nato ad Osaka il 2 Marzo 1933. Figlio di un maestro di Kendo, alla morte del padre è entrato nel dojo di O'Sensei Ueshiba, nel 1953, come uchideshi - ovvero come allievo interno, praticando e vivendo nel dojo di Tokyo, l'attuale Aikikai Hombu Dojo.
Tra gli uke preferiti di O'Sensei, Tamura ha vissuto 10 anni con la famiglia Ueshiba prima che gli fosse affidato il compito di partire quale rappresentante dell'Aikido in Francia. Così, nel 1964, sposo novello insieme con la giovane moglie Rumiko - anch'ella allieva di Ueshiba, ha concluso il suo viaggio di nozze sbarcando a Marsiglia.
Da allora il Maestro Tamura non ha smesso di insegnare e di divulgare l'Arte.
Attualmente detiene l'VIII Dan ed è insignito della nomina di Shihan dall'Aikikai del Giappone. E' inoltre il responsabile per l'Europa dell'Aikikai del Giappone (Zaidan Hojin Aikikai) ed è il direttore tecnico della Federation Française d'Aikido et de Budo (FFAB-Aikikai de France), una delle più grandi federazioni di Aikido del mondo. Ha fondato e dirige lo Shumeikan Dojo di Bras, situato nei pressi della sua residenza, nell'entroterra provenzale.
Ha scritto diversi libri sull'Arte: "Aikido", "Tradition et étiquette" e "Méthode nationale".
Ai vertici dell'Arte, Tamura Sensei dirige seminari in tutto il mondo.





Intervista Sensei Tamura

Si dice che lei sia diventato uno degli uchideshi di O-Sensei appena dopo la guerra. Come era l’Hombu Dojo a quel tempo?Sono certo che molti ricordino l’Hombu Dojo come un grande, vecchio edificio in legno adiacente alla residenza del maestro Ueshiba. Nella nicchia centrale vi era appesa una pergamena con il disegno di un drago creato usando O-Sensei come modello. A destra della pergamena erano in mostra, bokken, jo, fucili di legno (juken) e bastoni da allenamento. C’erano strisce di legno con incisi i nomi delle cinture nere orgogliosamente accostati l’un l’altro sulla parte destra del muro superiore. Sulla sinistra vi era un gran foglio di carta con le regole del dojo disegnate ad arte, come se ci guardassero severamente.

La parte frontale del dojo era un pavimento di legno che si diceva fosse stato usato per il Kendo in passato. Noi principianti dovevamo praticare su questo pavimento di legno. Molte famiglie scacciate di casa dai bombardamenti vivevano dall’altra parte del dojo.

C’erano al massimo 14 - 15 allievi ed il Doshu di allora era l’istruttore. L’atmosfera era amichevole e non potevo credere che quel posto fosse chiamato il “Dojo Infernale” molti anni prima. A quel tempo c’era gente che viveva nel dojo e cucinava per se mentre era impegnata per la propria azienda o scuola. È successo che entrassimo nel dojo semplicemente perché si poteva farlo gratuitamente. Non si può certo dire che la nostra motivazione iniziale fosse stata quella di diventare uchideshi.

Che anno era?
Credo fosse circa il 1953 o il 1954. Come altri ero un pendolare del dojo all’inizio. Quando avevo 16 anni mio padre morì ed io me ne andai di casa determinato a diventare indipendente. Fui aiutato da molte persone in posti diversi, a volte affittando una stanza, a volte vivendo presso altri. Fu più o meno allora che il maestro Seigo Yamaguchi dovette tornare a casa per il suo matrimonio e mi chiese di prendermi cura della sua stanza mentre sarebbe stato via per un mese. Avrei potuto anche mangiare il suo riso. Non me lo sarei mai aspettato, ma accettai l’offerta immediatamente. Un mese volò via in un istante ed il maestro Yamaguchi tornò con la moglie. Così io non sapevo più dove andare. Mentre mi chiedevo cosa fare, O-Sensei suggerì che rimanessi nel dojo. Gli chiesi quanto mi sarebbe costato e lui rispose che era gratis. Dissi, “Gratis? Davvero? Si, per favore, mi permetta di farlo!” e divenni immediatamente uchideshi.

Chi insegnava a quel tempo?
Dato che l’attuale Doshu, era allora il direttore del dojo, era lui di solito a fare lezione. Lo chiamavamo “Wakasensei” (giovane sensei) a quel tempo. Naturalmente chiamavamo Morihei Ueshiba, O-Sensei. Allora erano solo loro due gli istruttori all’Hombu Dojo così pensavo che fossero gli unici insegnanti di Aikido.

O-Sensei veniva ogni giorno al dojo?
Come ho già detto, dato che la sua casa era adiacente al dojo, si presentava mentre il Doshu teneva la lezione e mostrava 2 o 3 tecniche per poi sparire come il vento. A volte teneva l’intera lezione lui, ma occasionalmente poteva anche stare a parlare per più della metà del tempo. Per questo, quando cominciavamo l’allenamento, non riuscivamo a stare in piedi per le gambe indolenzite. Questo succedeva quando era a Tokyo, ma O-Sensei di solito risiedeva ad Iwama. Dato che spesso andava a Tokyo, nell’area di Kansai (Osaka-Kyoto) e, se richiestogli, anche fino a Kyushu, era difficile che insegnasse ogni giorno.

In proporzione, quanto restava O-Sensei in ogni posto?
Beh, a volte poteva rimanere a Tokyo per circa una settimana o un mese e altre volte poteva accadere per due o tre giorni per poi tornare nell’area di Kansai. Per questa ragione è difficile per me dare delle percentuali. Quando O-Sensei viaggiava era sempre accompagnato. Potevano raggiungere anche Shizuoka, Osaka o Shingu con O-Sensei od arrivare ad Iwama per riportarlo a casa e tornare immediatamente. Sebbene alcuni dicano che accompagnare O-Sensei fosse un lavoro duro, io ero contento di farlo perché potevo stare in bei posti, mangiare cibo delizioso e ricevere un trattamento di favore ovunque andassi. Un giovane come me allora non avrebbe avuto alcuna possibilità di ricevere un simile trattamento e nessuno mi avrebbe neanche notato. Ero felice perché essere l’accompagnatore di O-Sensei faceva la differenza. Ero solo un ragazzo. Sono sicuro che vorreste farmi domande sulle meravigliose esperienze che pensate io abbia avuto come accompagnatore di O-Sensei, ma queste erano le cose che avevano un significato per me allora (ride).

Come era essere proiettati da O-Sensei?
Fui molto felice quando O-Sensei mi usò come uke per la prima volta. Mi sentii improvvisamente importante e pensavo che finalmente cominciavo ad essere trattato come uno studente anziano. Da quando ho cominciato ad essere uke ho cominciato anche a sentire la differenza tra il proiettare e l’essere proiettato. Per questo motivo pensavo di avere un vantaggio che altri non avevano.

Ai vecchi tempi, non si imparava a cadere come si fa ora. L’Ukemi era qualcosa che imparavi a forza di essere proiettato. Ciò che si imparava spontaneamente dall’essere proiettati era considerato un vero ukemi. Non penso che il metodo di insegnamento dell’Aikido fosse a quel tempo molto sistematico. O almeno poteva esserlo, ma io non l’ho notato. Quando O-Sensei veniva nel dojo, ci proiettava uno dopo l’altro e poi ci diceva di eseguire la stessa tecnica. All’inizio non sapevamo neanche che tecnica fosse. Quando praticavo con uno studente più anziano era prima lui a proiettarmi. Poi mi diceva, “Adesso tocca a te!”, ma io non sapevo cosa fare. Mentre mi sforzavo di proiettarlo, O-Sensei cominciava a dimostrare un’altra tecnica. Durante il primo periodo del mio allenamento, che durò molto a lungo, venivo proiettato e potevo sentirne il dolore. Mi ci vollero uno o due anni per cominciare a distinguere un po’ le tecniche. Ero contento di aver capito una tecnica ma O-Sensei poi ne dimostrava un’altra che non conoscevo. Dato che non potevo fargli domande come “Sensei, non ho capito questo punto”, aspettavo la prossima opportunità di rivedere la tecnica eseguita lui. Magari se glielo avessi chiesto me lo avrebbe anche spiegato, ma non pensavo fosse possibile farlo. Forse aver rimuginato sulle cose che non capivamo sarà stato meglio che essersi fatti spiegare le tecniche sul posto per poi dimenticarle. Poi un bel giorno arrivavamo alla risposta da soli. C’era anche la tendenza di evitare di perdersi la sua tecnica la prossima volta che l’avrebbe eseguita.

Lasciate che vi racconti un aneddoto particolare. Un giorno una persona disse questo ad O-Sensei: “Sensei, anche se pensavo di essere capace di eseguire la tecnica durante la pratica nel dojo, non riuscivo più a farla a casa.” Sensei rise e rispose: “Dato che lego il mio ki a quelli che si allenano con me essi possono farlo nel dojo ma non per conto loro.” Ricordo che pensavo fosse ridicolo che non potessimo combattere senza O-Sensei. Anche se credevo di aver compreso bene una tecnica non ero sicuro che fosse proprio come l’avrebbe eseguita O-Sensei. Così passava mezzo anno, poi un anno intero. Sebbene i praticanti ed i più anziani mi spiegassero vari punti, ognuno diceva qualcosa di diverso. Dato che il modo di apprendere varia da individuo ad individuo, probabilmente ogni persona che vede una tecnica la capisce in modo diverso. E così pensai che sarebbe stato meglio aspettare che O-Sensei mostrasse di nuovo quella tecnica.

Sembra che O-Sensei negli ultimi anni parlasse del kototama e del mondo spirituale quando parlava di Aikido o Budo. Gli uchideshi di allora lo capivano?
No, non credo. Almeno i giovani uchideshi, me compreso, non lo capivano. Nei mattini d’inverno, con tutte le finestre del dojo aperte, era piuttosto difficile ascoltare i suoi discorsi. Speravamo solo che la pratica iniziasse presto. D’estate perdevamo il sonno per il caldo e ci vantavamo di riuscire a dormire in seiza (ride). Penso che chi poteva capire i suoi discorsi erano solo le persone più religiose. Non è che non riuscissimo a capire cosa diceva, ma piuttosto non ci provavamo proprio. I giovani nati dopo la guerra avevano la tendenza ad opporsi a qualunque cosa di vecchio e non si recavano mai nei templi. Pensavamo che il Giappone avesse perso la guerra a causa del suo vecchio modo di pensare. Eravamo anche abbastanza impudenti per pensare che avremmo dovuto adottare il nuovo e muoverci verso una nuova direzione per ricostruire il paese. A volte ripenso a quello che O-Sensei ci diceva a quel tempo e rifletto su ciò che aveva voluto dire. Avrei voluto ascoltarlo più attentamente ma ora è troppo tardi
Ci può parlare degli eventi significativi per la diffusione dell’Aikido negli anni ‘50 quando l’arte era poco conosciuta?
Penso che il fatto che l’attuale Doshu lasciò il lavoro per dedicarsi completamente all’Aikido sia stato uno degli eventi più importanti. Per diffondere l’Aikido, bisognava far conoscere l’arte, quindi fu organizzata una prima dimostrazione. Andavamo ovunque se invitati, anche se dovevamo portare con noi da mangiare. Andavamo in scuole, aziende, centri di addestramento all’autodifesa e anche da singoli che lo richiedessero. Oggigiorno le dimostrazioni non sono nulla di speciale ma a quel tempo aprire al pubblico una dimostrazione di Aikido era impensabile.

Quando O-Sensei fu invitato alla prima dimostrazione di Kobudo (arti marziali vecchio stile) del dopoguerra, disse di non voler partecipare e mandò il maestro Tohei invece. Quando il maestro Tohei chiese ad O-Sensei quali tecniche avrebbe dovuto dimostrare, pare che rispose, “Quelle che vuoi. Fa ciò che credi appropriato.” Penso che credesse che il Budo non fosse qualcosa da mostrare ad altri e si preoccupava che una volta mostrate le sue tecniche qualcuno se ne potesse appropriare. Quindi, quando io cominciai con l’Aikido molta gente non ne sapeva nulla. Mi veniva spesso rivolto questo tipo di domanda: “Aikido? Cos’è? È un tipo di kiai jutsu?” Così stavano le cose, e sembra fosse difficile per il Doshu ricevere il permesso da O-Sensei di fare dimostrazioni. Alla fine lo ottenemmo, ma dato che nessuno l’aveva mai dimostrato in pubblico non sapevamo bene cosa fare per pianificarla, almeno per quanto riguardava contenuto e durata. Facevamo allora delle prove ed il Maestro Okumura cronometrava le esibizioni di ogni gruppo dando istruzioni di start e stop, avvertendoci così nel caso ci dilungassimo troppo. L’immagine del maestro Okumura col cronometro è ancora chiara nella mia mente.

È noto che O-Sensei andò alle Hawaii con il maestro Tohei insieme a lei nel 1961. Quali sono le sue impressioni su quel viaggio?
Ricordo che personalmente fui molto felice perché era la mia prima opportunità di andare all’estero ed anche perché potevo accompagnare O-Sensei. In più ero tranquillo perché anche il maestro Tohei sarebbe venuto con noi. Il nostro primo giorno alle Hawaii siamo stati in un meraviglioso hotel a Waikiki Beach. La mattina dopo O-Sensei furioso disse che sarebbe tornato in Giappone. Sembra che non riuscisse a regolare la temperatura della doccia e che si versò acqua bollente in testa (ride). Era un bel problema! Normalmente, quelli di noi che accompagnavano O-Sensei stavano nella stanza accanto. Ma dato che era la prima volta che stavamo in un hotel occidentale non eravamo preparati. Poi un membro del gruppo che ci aveva invitati, un certo signor Kagesa, ci fece accomodare nella dependance della sua casa. Ero molto dispiaciuto perché non mi aspettavo di dover stare in una casa Giapponese alle Hawaii. Comunque ricevemmo un ottimo trattamento ovunque.

Per cambiare in qualche modo argomento, c’è un modo per i non giapponesi di capire la filosofia di O-Sensei?
Domande simili mi vengono spesso rivolte sia in Europa che negli Stati Uniti. Rispondo sempre che anche se i nostri caratteri e il colore della nostra pelle sono diversi, dato che siamo tutti umani non è certo un caso che ogni razza o cultura sia incapace di capirla. Sebbene io non sia sicuro che l’Aikido abbia un qualcosa che possa essere classificato come filosofia o no, parlo ai miei studenti degli insegnamenti di O-Sensei e delle mie impressioni su di lui per quello che io stesso posso capire. Ciò può significare che quello che essi capiscono può essere limitato dalle mie conoscenze. A causa di ciò può anche significare che ci vorrà molto per gli stranieri per capire il pensiero di O-Sensei. Dato che l’Aikido si basa sull’assunzione che mente e corpo sono una cosa sola, se si eseguono le tecniche di Aikido correttamente, la mente seguirà il corpo. D’altra parte, se la mente non funziona secondo i princìpi dell’Aiki, non si è capaci di eseguire delle vere tecniche. Penso che sia possibile capire lo spirito di O-Sensei un po’ alla volta attraverso la pratica quotidiana. Quindi, io pratico nella speranza che il mio spirito si avvicini al livello di O-Sensei anche se di poco. Egli spesso lamentava: “Ho lavorato molto duramente per aprire la Via dell’Aiki, ma quando mi fermo a guardare indietro, vedo che nessuno mi ha seguito.” Questo era probabilmente vero. Ciò significa che la via dell’Aiki è estremamente lunga, non solo per gli stranieri ma anche per i giapponesi.

Quando andò in Francia per la prima volta, qual’era la situazione lì?
A quel tempo, intorno al 1964, i praticanti di Aikido in Francia erano circa quattro o cinquecento persone. Pare che ce ne fossero solo sette od ottocento in tutta Europa. In Francia c’erano il Maestro (Mutsuro) Nakazono e (Masamichi) Noro, uno dei miei amici dagli anni da uchideshi, ed il Maestro (Aritoshi) Murashige operava in Belgio. Durante lo stesso periodo Kawamukai andò in Italia ed il Maestro Tada lo seguì subito dopo. Più o meno nel periodo del mio arrivo in Francia, il Maestro Nakazono e Noro tenevano stage non solo in Francia ma anche in altri paesi come il Belgio, la Gran Bretagna e la Svezia. In altre parole, era necessario considerare l’Europa come una cosa sola piuttosto che come nazioni separate.

Il Maestro (Tadashi) Abe era già rientrato in Giappone?
Masamichi Noro lasciò il Giappone per la Francia nel 1962. Prima della sua partenza il Maestro Abe tornò in Giappone. Ricordo ancora bene di essere andato con Noro a trovare il Maestro Abe per sentirlo parlare della sua esperienza in Europa.

Cosa faceva Nocquet a quel tempo?
Era il primo francese a venire in Giappone per allenarsi in Aikido e restò per due anni (1955-57). Sembra che a quel tempo (circa il 1962) fosse molto attivo nel diffondere l’Aikido a Parigi dalla sua base di Bordeaux, dov’era nato. Il suo gruppo apparteneva alla FFJDA (Federation Francaise de Judo et Disciplines Assimiles – Federazione Francese di Judo e Discipline Correlate) ma riteneva offensivo che l’Aikido fosse messo sotto il patronato del Judo. Sebbene Nocquet avesse acquisito autorità nell’amministrazione dell’Aikido in Francia dal Maestro Abe, i maestri giapponesi venivano ad insegnare senza permesso. Di conseguenza, aveva intentato un’azione legale contro l’Akikai. Non ebbe alcun contatto con i giapponesi

di Stanley Pranin
Aiki News #67 (May 1985)
Traduzione di Pasquale Robustini

mercoledì 15 luglio 2009

Video Youtube ...Sato Ryu Jujutsu Sensei Torregrossa

mercoledì 17 giugno 2009

Arti Marziali

Esiste una vasta letteratura circa la relazione fra la politica e gli artisti delle arti marziali; i clans e i classici Ryu del Giappone feudale, i pugili in Cina e i militari giapponesi dell’epoca WWII sono tutti degli esempi. L’argomento sul quale trovi poca informazione è la politica delle arti marziali.

La storia di uomini che intraprendono la ricerca di maestri delle arti marziali che vivono come eremiti su montagne isolate sono storie che riguardano un’era lontana e forse sono più finzione che realtà. Più probabilmente tutta la nostra conoscenza sulle arti marziali deriva da fonti più organizzate come il classico RYU giapponese. Nella società contemporanea la stragrande maggioranza degli artisti delle arti marziali trova che gli istruttori validi per loro sono legati in qualche modo ad un gruppo più vasto. Ciò conduce ad organizzazioni nazionali o internazionali che, come le nazioni, sono entità politiche.


Oggi in ogni arte marziale troverai un’organizzazione che si dedica a perpetuare la propria versione di quell’arte.

Il motivo dell’esistenza di più organizzazioni si può ricercare nelle differenze che si dividono in tre categorie: 1-tecniche; 2-filosofiche; 3-personalità. Tra queste aree ogni artista delle arti marziali (individuo) dà maggiore importanza ai punti in comune tra lui e l’organizzazione.


Ciò che segue è un tentativo di comunicare alcune idee che devono essere prese in considerazione quando si esaminano i fondamenti di ogni organizzazione. Nel far ciò spero che tutti coloro che praticano un’arte marziale sviluppino uno spirito d’informazione critica riguardo i membri che compongono quell’organizzazione. Uno dei modi migliori per farlo è confrontare e contrapporre alcuni degli approcci che riscontriamo nelle organizzazioni moderne.


La prima domanda che ogni artista delle arti marziali dovrebbe farsi è”Cosa c’è in essa per me?”. Non è una domanda egoistica, essa implica una certa prospettiva. Cioè, sai che le organizzazioni esistono (o dovrebbero esistere) per servire i propri membri, non per servire sé stessa o un’elite di comando. Significa che devi scegliere la tua organizzazione in termini di obiettivi, filosofia, valori, carattere, compatibili con quelli dell’organizzazione. Ciò che segue sono alcuni pensieri che reputo importanti per questi argomenti in relazione alle arti marziali.


Stiamo vivendo il periodo più eccitante della storia dell’uomo. Il nuovo millennio catalizza l’attenzione di tutti su un concetto: il cambiamento.Ci ha costretto a fermarci, guardarci intorno, rivalutare la vita e la filosofia di vita e a rinnovare gli impegni adattandoli al nuovo percorso scelto. Questa è una buona cosa. Il tappeto è un microcosmo del mondo che ci circonda; le lezioni che impari nel tappeto sono lezioni di vita. Se la sola costante è il cambiamento, allora l’organizzazione dovrebbe riflettere il cambiamento intorno a noi. Non è forse vero? Ci sono molte tradizioni o percorsi tradizionali associati alle arti marziali. Il punto che gli artisti delle arti marziali devono capire è che ci sono due categorie generali per queste tradizioni: 1-quelle che mirano direttamente all’acquisizione delle abilità marziali,2-quelle che esistono per scopi sociali. Nel primo caso si ha la diffusione delle vere tecniche e dei metodi d’allenamento, metodi e tecniche sperimentati e approvati lungo il passare del tempo.

I tradizionalisti e le loro organizzazioni sono attivamente interessati a preservare, propagare e ad essere parte di quella tradizione.Nel secondo caso troviamo le tradizioni radicate in una cultura feudale interessata a stratificare e render saldo un ordine sociale gerarchico; alcuni elementi di questo passato resteranno sempre in quanto loro sono saldamente aggrappati alla struttura di quelle culture da cui hanno avuto origine molte arti marziali.Troviamo questi elementi in molte lezioni di rituali delle arti marziali. Quel che vogliamo esaminare è la cieca adesione a queste tradizioni (tenendo nascosto tutto per esempio) che potrebbe impedire il nostro progresso nell’apprendimento anziché aiutarlo. In passato molte persone studiavano un solo stile delle arti marziali, credendo che fosse il percorso migliore, diventavano maestri di quello stile ed erano soddisfatti. Molti fanno ancora così. Altri capirono che nessun sistema è perfetto e completo in sé stesso, per questo ruppero i confini delle tradizioni marziali di un’unica cultura e studiarono i diversi stili e le diverse tradizioni. Queste persone non erano tradizionaliste, indicavano la via ai posteri senza dare tutte le risposte. Cosa farai quando sarai grande? Questo approccio, la sua comprensione e interpretazione hanno un forte impatto oggi, vediamo due esempi.

In molti stili ci sono individui che reclamano il titolo di “vero erede” dei sistemi, ciò porta a delle controversie. A che fine? Questo ci porta ad un risultato migliore? Questi tipi di pretese sono puro egoismo e fanno parte di quella tradizione che impedisce il progresso. Osserviamo l’altra parte della medaglia con l’aiuto del secondo esempio. Oltre alle tecniche e ai metodi di allenamento ci sono altri valori tradizionali che vale la pena apprendere? Si. Il rispetto per il proprio Professore è un dogma fondamentale nelle arti marziali. Quando, all’inizio della lezione, c’inchiniamo di fronte al ritratto del fondatore non solo riconosciamo in lui il fondatore di un particolare stile, ma lo riconosciamo anche come esempio da seguire, un simbolo. Mostriamo rispetto per le tantissime generazioni di uomini che ci hanno preceduto, che hanno trascorso le loro vite imparando e insegnando trasmettendoci così le loro conoscenze. Dare a quei Professori il credito che meritano è un segno di rispetto. Ci sono uomini che reclamano per sé stessi lo stile di altri, gli danno il loro nome senza dare il giusto credito al vero fondatore di quello stile. Fare questo significa screditare sé stessi. Tutto ciò porta alla conclusione che il vero valore della nostra definizione e la distinzione del tradizionale sta nella filosofia della “mente aperta”, non nelle specificità tecniche; ciò implica altre idee filosofiche. La prima è che non intendiamo dire che esiste un numero finito di tecniche nelle arti marziali, trasmesse da un individuo che viene dalla montagna, incise sulla pietra per i posteri e aventi noi come unici eredi e dispensatori di conoscenza. Molti la pensano così. Nel dire che le tecniche migliorano e che nessun uomo ha sperimentato tutto, stabiliamo un’organizzazione che esemplifica il credo secondo cui l’arte marziale è dinamica, un’entità di vita/respiro capace di crescere e cambiare (si adatta, è flessibile). Cresce per essere come chi? In termini di filosofia organizzativa, cresce per essere come ciò che ci conduce meglio verso una vera confederazione, cioè un gruppo staccato di individui indipendenti, seri, dedicati alle arti marziali con l’unico scopo di fornire un insegnamento/la condivisione del lavoro degli artisti senior delle arti marziali; o è meglio una gerarchia rigida senza possibilità di cambiamento?


Conclusioni

L’organizzazione di cui parlo è un gruppo di individui che accettano le loro responsabilità individuali all’interno del gruppo, lavorando per un unico obiettivo: perpetuare l’arte. Per esempio: i praticanti senior hanno la responsabilità d’insegnare ai propri studenti come apprendere e come condurre. Non è nel nostro interesse produrre e controllare un gruppo di automi, noi vogliamo formare istruttori di arti marziali di alto livello capaci di affrontare e sconfiggere lottatori professionisti. Per questo la leadership deve abbandonare il controllo, lasciar andare e avere fiducia nelle persone che ha aiutato lungo il cammino. In termini pratici quest’organizzazione non vuol suggerire ad ogni istruttore come gestire la propria scuola, e questo argomento include un altro punto saliente: l’assegnazione della cintura, il rango. Potrei parlare a lungo di questo argomento, ma sarò breve. L’assegnazione della cintura non è altro che il riconoscimento da parte del tuo Professore delle tue abilità. Quanto è ridicolo allora avere un triumvirato di scagnozzi che assegnano un rango ma neanche conoscono la persona a cui l’assegnano. Alcune organizzazioni si comportano così. Il motivo: non hanno fede nelle persone che hanno favorito in passato. Tutto quel che io ho detto fin qui deve essere per te il punto di partenza di una discussione più ampia. Prendi queste idee e applicale alle diverse organizzazioni e individui, trova poi le tue risposte e la tua casa.
Maestro Torregrossa Alfonso

venerdì 24 aprile 2009

La Montagna ...

Coloro che si allenano nolle arti marziali dovrebbero cercare di comprendere i fenomeni dell'universo dal punto di vista del Bu.

Da un torrente montano, per esempio, possiamo apprendere come comportarci di fronte ad un ostacolo. Le innumerevoli tecniche dell'Aikido possono nascere da ogni fenomeno naturale. E' necessario allenarsi con cura senza tralasciare di osservare anche il meno importante degli aspetti e mutamenti della natura.

Quando mente e corpo sono in perfetta unione, l'uomo si fonde con l'universo, e quasi una eco risuona dall’uno all'altro. Questa eco genera calore, luce e forza da cui hanno origine le arti marziali. Pertanto la missione dell'Aikido ・quella di dar vita ad un'arte marziale che risponda all'eco dell'universo.

Quando mente e corpo sono uniti, allora nascono le tecniche. Dalla vostra mente scaturiranno infinite tecniche. E' importante, per・ che le tecniche si conformino alle verit・dell'universo. E', quindi, necessario possedere un corretto atteggiamento mentale. Non ci si pu・allenare seriamente ed intensamente nelle arti marziali se si persiste nei propri egoistici desideri. Essere egoisti ed allenarsi non realizza una corretta arte marziale. Continuare su questa strada sbagliata non pub che portare sventura.

Se si ha la disposizione mentale di unire il proprio corpo all'universo, questo avviene realmente. Credetelo fermamente e sarete capaci di essere al centro dell'universo. Questo ・il vertice delle arti marziali.

Non lottate con l'universo o finirete con lo spezzare il vostro spirito. E' impensabile avere una mente separata dall'universo. Se la vostra mente ・in conflitto con l'universo il vostro corpo sar・distrutto.

Come la vostra mente si affina vi unirete all'universo, inconsapevolmente